La tela è la mia pelle; ferita, graffiata, accarezzata, impregnata di emozioni.
La tela è il mio abito più elegante; leggiadro e delicato; resistente agli uragani dell’esistenza.
La tela è il mio album dei ricordi; sprazzi di realtà, dove il colore odora di vita vera, dove a tratti profuma di inarrestabile felicità e a volte puzza di indicibile sofferenza. Dove le immagini scacciano i dubbi, dove i segni trapassano l’anima, con la stessa dannata facilità, con cui un ferro rovente, si apre un varco nel ghiaccio. La tela...testimone silenziosa, che cede il suo candore ai miei irrealizzabili desideri; che si offre immacolata ai miei racconti impronunciabili. Una pelle che si lascia colpire, strappare, maltrattare; che raccoglie le mie lacrime, le custodisce e le protegge, lasciando che si fondano alla gioia, alla felicità e al tormento del tempo, che inarrestabile, fugge via. La tela, pelle nascosta da spessi strati di colore...segnata da tatuaggi incancellabili incisi nella carne; momenti, attimi, istanti, che devo trovare la forza di lasciare andare, perché solo così, vivranno in eterno.

Se solo riuscissi a descrivere quello che mi ribolle dentro, mentre sta nascendo un'opera. 
Mi sento come un vulcano pronto ad eruttare. Ogni spatolata, è uno zampillo di lava incandescente, che trapassa il mio essere. 
Sento il fuoco che mi percorre bruciandomi, sento il suo calore, che mi sgorga dalle mani, come lava che spinge impetuosa, per sfociare da quel cratere. 
Quel colore che scorre sulla tela, misto di passione, impetuoso e violento, come quel fiume di sangue rovente, che scivola lungo le pareti rugose, di quella possente roccia cava, che fino a quel momento lo ha tenuto prigioniero. 
Energia vitale, fuoco che purifica da antiche afflizioni; nuove strade, nuove vie, nuove emozioni, che lasciano il mio marchio indelebile, prima nel mio essere e poi sulle mie tele.

Quando le gambe non ti sostengono più e ti senti persa in un deserto di sabbie mobili; quando respirare diventa un’impresa titanica... 
Quando gli occhi annegano nelle lacrime e le parole soffocano nei silenzi, appoggiati al ricordo di quei momenti che ti hanno fatta vivere. 
Ritrova te stessa in quegli istanti, dove il suono più bello, era il battito di quel cuore. 
Cerca l’ossigeno nella memoria di quei profumi, e la voglia di ricominciare a guardare lontano, nell’emozione di quegli sguardi.
Quando tutto sembra perduto, riscopriti nella magia di quei colori e rivivi, nell’intensità di quelle sensazioni. 
Quando il buio ti opprime anche sotto la luce del sole e l’angoscia ti ruba le forze, ritrovati in ciò che per te era vita.

Posso fermare le immagini, tracciando confini dentro i quali so già, che non potrò mai restare rinchiusa. 
Non si può imprigionare l'aria, la si può solo respirare, esattamente come non si possono bloccare le emozioni; quelle posso solo viverle e tenere con me il loro sapore e il loro ricordo.

Mi fanno male le ginocchia, nella carne porto impresso lo stampo della terra, quella terra che le ginocchia, me le ha fatte sanguinare! 
Ci si rialza a fatica, dopo aver vissuto certi pezzi di vita, ed proprio grazie a loro che riconosci, che certe emozioni, certe esperienze che la vita ti dona, belle o brutte, dolorose o felici che siano, puoi apprenderle e successivamente riconoscerle, solo se in ginocchio ci sei finita! 

E’ come raccontare una storia...

Per farlo, lasci che scorra sulla punta di un carboncino. Che lasci un segno netto, inciso su quella candida tela. 
Ti si sgretola tra le dita quel carbocino, mente cerchi di imprimere su quel candore, un momento, un pensiero, una parola, un respiro...una cascata di gocce di memoria. 
Metti tutto lì dentro, per bloccare, per non farli scappare via e per liberare il cuore, da un peso troppo gravoso. 
Ci spalmi l’anima su quella tela, come l’hai spalmata in quella storia. E poi....e poi provi a sciacquare le mani, impregnate di polvere nera, che non se ne va, si fonde con la pelle dei polpastrelli, perché ormai fa parte di te, della la tua impronta digitale; quella così sei solo tu. 
Tu con quella storia, che non puoi raccontare a parole, tu con quella storia, a cui non poi rinunciare...

Ci puoi provare a rivestirti, a ricoprire la tua storia; un po’ per proteggerla e un po’ per nasconderla. 
Ci puoi provare e puoi anche riuscire a far si’, che chi la guarda, non veda la realtà. 
Ma tu sai che stai lì, anche se sepolta sotto spessi strati induriti di colore, anche se sotto montagne di vernice secca ingiallita dal tempo; tu lo sai che lì sotto, ci sei tu! 
Sai che lì dentro ci sei tu e sai, che prima o poi, da quelle minuscole invisibili crepe, comincerai a rivelarti per ciò che sei e allora, non potrai più nasconderti; non servirà farlo, perché in quel momento, avrai imparato ad accettarti per ciò che sei.

Avevo capito che qualcosa in me stava cambiando, e quando mi sono resa conto che i contorni spessi e scuri, nei quali incorniciavo i miei disegni, cominciavano a soffocarmi e a farmi sentire segregata in una prigione, di cui ero carcerata e carceriere, ho sentito la necessità di intervenire. Su me stessa.
Ma abbattere quelle linee di confine, che il tempo aveva rafforzato, sarebbe stato un percorso troppo difficile da fare perchè mi avrebbe portato, passo dopo passo, a rimettere la mia intera esistenza in discussione, fino a scoprire la parte più profonda e sconosciuta di me, interrogandomi su chi realmente fossi. E così ho cercato di tracciare una via certa, che ero sicura mi avrebbe condotta a casa, in quel luogo sicuro, dove non esistono barriere e confini. 
Durante quella discesa ho inciampato più volte, sono caduta, sono stata costretta a tornare indietro e a ripercorrere i miei passi, per comprendere ciò che non mi era chiaro. 
Quel sentiero si è poi ingrandito, fino a diventare più ampio, una strada, la mia strada. Non è stato facile, spogliarmi di tutto, di quella corazza che mi ero costruita addosso, su misura; riconoscere le mie paure, fare i conti con i pregi, i difetti, i dubbi, le preoccupazioni, il timore del giudizio delle persone che mi stavano attorno. Non è stato facile nemmeno riconoscere le mie qualità, i miei talenti; ma questa strada, mi ha permesso di imparare ad essere almeno me stessa, sempre e comunque; ad accogliere quello che non tolleravo del mio carattere e a trasformare i miei limiti nei miei punti di forza. 
Questa strada, che prende il nome di Arteterapia, è la strada verso cui ho deciso di incamminarmi per trovare me stessa, per imparare a conoscermi meglio, e per offrire, a chi sceglie di camminare con me, la stessa opportunità di crescita.

Dentro quegli spazi nascosti, tra un colpo di spatola e una pennellata, c’è la vera me!

Sono luoghi misteriosi, sconosciuti, celati e proibiti, dove il buio incontra la luce e si fonde in delicate sfumature dai bordi taglienti; dove non esistono lo spazio e il tempo, dove il corpo non è sostanza ma anima.

Dove le ferite trovano conforto, le parole si trasformano in silenzi e le schegge di felicità instillano pace. Il solo luogo dove perdo la corazza, dove crollano i muri, dove posso fare, essere, dire, senza paure, senza giudizi; parlando una lingua così chiara, da essere la sola a poterla comprendere! Solo in quel luogo posso spogliarmi del peso della realtà, delle zavorre dell’esistenza, dell’inutile doloroso tormento, di quel desiderio irrealizzabile...

Solo lì, in quel luogo, mi ritrovo, mi sento libera, mi regalo colpi di luce e chiaro scuri, che la vita fatta di apparenza, appiattisce e offusca. Solo lì sono io, solo lì... tra un colpo di spatola e una pennellata, che mi rende viva e mi restituisce la libertà. 

Ti ho amato come non avrei mai pensato fosse possibile. 
Ti ho amato al buio, nell’ombra e nella luce. 
Ti ho amato ad ogni scatto delle lancette di orologio, nel passare dei giorni, dei mesi, degli anni. 
Ti ho amato nelle lacrime che ho versato e che mi hanno dissetato. 
Ti ho amato nella gioia e nel dolore, in quelle piccole ed apparentemente insignificanti parole, che erano segno di amore puro. 
Ti ho amato nei sorrisi, negli schiaffi, nei gesti e nelle frasi che mi hanno spappolato il cuore e annientato l’anima. 
Ti ho amato in ginocchio, con le spalle al muro, inerme e indifesa. 
Ti ho amato perdendomi nei tuoi occhi e nella tua voce. 
Ti ho amato con i miei difetti e per i tuoi difetti. 
Ti ho amato con i miei pregi e per i tuoi pregi. 
Ti ho amato respirandoti; in ogni respiro che ossigenava i miei pensieri, i miei desideri, i miei sogni. 
Ti ho amato nei battiti accelerati e rallentati del tuo cuore; la sola melodia che mi rassicurava. 
Ti ho amato in ogni carezza attesa, in ogni bacio rubato, in ogni eterno istante di piacere. 
Ti ho amato tra le fessure delle nostre giornate, nelle crepe delle nostre vite. 
Ti ho amato oltre i limiti della nostra mente e del nostro cuore, oltre i confini dell’umana comprensione. 
Ti ho amato nei miei colori e nelle mie sfumature; nei silenzi e nelle urla. 
Ti ho amato in ogni emozione; negli spazi vuoti tra una parola e l’altra. 
Ti ho amato quando spogliata di tutto, mi hai vestito di te. 
Ti ho amato, ti amo e ti amerò, anche il giorno in cui rinuncerò a te...perché ti ho amato, perché ti amo e perché ti amerò in eterno.

Diedi un nome a quel quadro; lo chiamai: "LASCIAMI ENTRARE....".

Oggi lo sfioro, con tutta la delicatezza con cui si accarezza qualcosa di estremamente prezioso e tenendolo stretto, l’ho ribattezzato chiamandolo:

"NON LASCIARMI ANDARE VIA..."

In bilico su stiletti rosso fuoco.
Equilibrista su strade lastricate da antichi cubetti di porfido o ricoperte da asfalto, consumato dall'incessante rincorrersi di passi lenti e veloci. 
In bilico, sempre in bilico, a testa alta, ondeggiando fiera come una principessa, che cammina in un sogno...il suo sogno. Ha inizio quando le indossi e quando le sfili, scendi piano piano da quel piedistallo color della passione e continui a rincorrere a piedi scalzi la vita, fino a quando con audacia, risali quei centimetri di provocante eleganza e calzandoli, ti incammini addentrandoti nel prossimo sogno.

Dicono che la strada per raggiungere la felicità sia sempre in salita e che spesso per arrivarci, alla felicità, si debba lasciare alle spalle chi ci rallenta il passo, chi non condivide i nostri desideri, chi vuole tenerci parcheggiati in un angolo e chi non ha il coraggio di starci accanto; di sceglierci! Dicono che la strada per raggiungere la felicità, sia amare se stessi, non trasformarsi in burattini e lasciare andare chi, pur non volendo, forse, ci fa soffrire. Dicono che quando non resisti più, quando il peso della solitudine e della tristezza, ti schiacciano e il senso di vuoto, non lascia più spazio a nulla, allora trovi la forza di voltare le spalle e continuare a salire da sola...e chissà, forse la felicità, ti aspetta in alto a quella scalinata...

Istanti di massima saturazione, di contrasti tra realtà visibile ed invisibile!

Colori che bruciano, ardono, vivono di passione.

Tinte che scaldano e riconsegnano ricordi, che restano accesi nel tempo, come micce inesplose! 
Pezzi di vivida esistenza, che si fanno largo in una realtà dai toni bianco/neri.

Sul cammino della mia esistenza, mentre vivo, adagio le esperienze vissute, sui gradini del tempo. Alcune le regalo alla strada, perché ne diventino parte integrante, altre le porto silenziose ed invisibili sulle spalle, o conservate nel mio cuore, al riparo da tutto e da tutti; altre ancora me le ritrovo lì, che mi aspettano, mentre un passo dopo l’altro, cerco di raggiungere un nuovo traguardo! Mi attendono fiere ed orgogliose, piene di dignità, consapevoli del valore che hanno avuto e che ancora hanno. 
Mi ricordano cosa e chi, ho scelto di essere, proprio in quei momenti in cui le certezze vacillano e le speranze si sgretolano. 
Sono icone così potenti, da costringermi a fermarmi, a guardare attraverso quegli strati di colore, quei colpi di luce e quelle ombre che creano profondità; mi impongono di entrarci dentro, perché lì, nascosta sotto quella crosta di tinte, indurite dal tempo, c’è la mia anima. Sono dei fermo/immagine, che mi obbligano a piegarmi senza forza, dinanzi alla potenza di quelle immagini, dove ritrovo le mie esperienze di vita, amalgamate con emozioni e sentimenti, più che mai reali. 
E allora mi fermo e respiro quei momenti dal sapore inconfondibile, mi nutro del loro ricordo e sento la carne e lo spirito vibrare, mentre piano piano, l’energia di quegli istanti mi penetra dentro e mi ridona vigore e forza e mentre ringrazio, per questi attimi senza tempo e senza confini, raccolgo le forze, pronta per ripartire in questa avventura straordinaria che è la vita.

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