• Luisa Colombo

Le miserie dell'umanità. Indifferenza, la piaga di una società, malata di egoismo.


Roma, Piazza di spagna - giugno 2017

Sono stata lì a fissarlo per molto tempo. Seguivo a distanza i suoi movimenti lenti, tra la gente che gli sfrecciava intorno, correndo, forse per sfuggire a quel nauseabondo olezzo, che circondava questo senzatetto. Cercavo di intravedere i suoi occhi, nascosti da quei capelli così unti, che pareva fossero spalmati di strutto. La testa china; sembrava gli pesasse enormemente e la lasciava ciondolare, abbandonandola a quel corpo, che ormai non governava più. Che misera mio Signore...che miseria... Lo guardavo trascinare quel sacco tutto rotto, che lasciava scorgere al suo interno, parti strappate di abiti sudici. Quel sacco leso dalla strada, come lesa dalla vita, era l'esistenza di quell'uomo. Quel sacco nero dell'immondizia, forse era la sua casa; se lo portava dietro, come una vecchia chiocciola paziente e affaticata, trasporta il suo guscio. Ho sopportato il tanfo disgustoso che emanava quel corpo. I suoi abiti erano intrisi di urina ormai seccata e intrappolata tra la trama dei tessuti dei suoi abiti. Non saprei dire quanti anni potesse avere, il suo viso era stanco, affaticato, portava i segni inconfondibili della sconfitta, del fallimento; quei segni che riconosci sul volto delle persone annientate dalla vita. Gli ero vicina, così vicina da respirare, quel mix di aria opprimente, che mescolava l'afa, di questa calda e umida giornata di fine giugno, con il fetore di questo povero uomo. Ero così vicina, da vedere le sue labbra, impastate dal caldo torrido, aprirsi e chiudersi, mentre blaterava frasi e parole senza senso. Che miseria Signore, che Miseria. Ogni tanto si fermava, controllava con la lentezza di un bradipo, che i suoi pantaloni, fossero chiusi e poi dava un occhio al suo sacco, alla sua casa. Lo apriva, ci guarda dentro e poi lo richiudeva per proseguire il suo interminabile e lentissimo itinerario, calpestando i sampietrini lucidi e levigati dai passaggi di tanta gente, ognuna con le proprie storie. Che miseria Signore, che Miseria.

E li a due passi, le vie dello shopping più modaiolo e griffato di Roma, Caput Mundi, cozzavano con la dolorosa e silenziosa povertà di questa povera anima, che nel suo vagar senza meta, ha notato quanto fossi vicina a lui, ha scostato un ciuffo di capelli con la sua mano, dalla pelle rugosa e scura, per l'igiene inesistente e mi ha sorriso, per poi riabbassare lo sguardo e farsi strada tra la folla indifferente ed impegnata a fare foto alla maestosa scalinata di Trinità dei Monti. Che miseria Signore...che Miseria"

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