• Luisa Colombo

LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME...ma non per stuprarli


LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANIO A ME… Ma non certo per stuprarli!


Ricordo quel passo del Vangelo di Marco, in cui si legge quella frase significativa, che tutti conoscono e che credo sia molto più celebre, delle espressioni contenute nei testi dei più famosi rapper moderni. “LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME”, una frase che racchiude il rispetto e il senso di protezione di Gesù nei confronti dei bambini.

Ora io non riesco a non chiedermi, da credente in Dio, in Cristo, nella Vergine Maria, ma non più nella Chiesa e nelle sue perpetrate contraddizioni, quale sia la maligna e malefica patologia, che comunemente prende il nome di pedofilia, che spinge i presunti discepoli di Dio, ad abusare, giustificati dalle più subdole ed inaccettabili scuse, di bambini innocenti ed indifesi.

Non è certo corretto fare di tutta l’erba un fascio, lo so bene e Papa Francesco che è l'esempio più palese, è la testimonianza vivente della chiesa vera, ma in questi casi, il rischio che si corre, è quello di accomunare tutto il Clero, sotto una meschina campana di ipocrisia, che si stringe attorno a coloro, che sono più adepti del demonio, che discepoli di Cristo. Quel Cristo, che amava e proteggeva i bambini, che prediligeva i poveri e i disagiati ai benestanti; che attirava a sé la gente, indipendentemente dalle loro ricchezze. Che non si attorniava di lusso e sontuose magnificenze.

Un Cristo che non porgeva la mano per farsi baciare un anello, ma si chinava dinnanzi ai più deboli, ai fragili, di corpo e di spirito; che non portava sul capo una mitria ricamata e tempestata di pietre preziose e che non ornava il suo collo, con sfarzose croci d’oro zecchino.

La Croce di legno, quella era, ed è rimasta nei secoli, il suo simbolo; una Croce inzuppata e trasudante di significati, di messaggi di pace, di altruismo, di umiltà e di non violenza.

Una Croce simbolo di sacrificio e di amore incondizionato; quella stessa Croce, di cui credo la Chiesa, con buona parte dei suoi Ministri, debba recuperare il valore e il significato.

E’ vero, gli uomini di chiesa, sono uomini, ma proprio per questo motivo, a loro va riservato lo stesso trattamento degli uomini comuni, che commettono errori e reati. Troppo a lungo sono stati protetti e giustificati, dalle loro vesti e da quei principi, di cui hanno appreso solo la teoria, senza poi minimamente applicarli alla pratica.

Trovo vergognoso che si arrivi ad imputare ad una bambina, come peraltro era già stato fatto in altre occasioni, la colpa di aver sedotto ed irretito un prete, un uomo che come tutti gli altri uomini comuni, deve pagare per il reato commesso, per non aver protetto e preservato, la sacra innocenza dell’infanzia e per aver violato ed impresso in quella, e chissà in quante altre vite, la ferita inguaribile, dell’abuso sessuale.

Don Paolo Glaentzer è un pedofilo, e la chiesa, per rispetto verso tutti coloro che credono e si affidano a questa istituzione, deve pretendere per prima, che questo “SCHIFOSO “ paghi.

Non vorrei, che ora come in passato ed in altre situazioni, si debba ricordare la frase di Giolitti, che in questo contesto calza a pennello ovvero: “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano.” Il prete pedofilo dovrà pagare; lo devono pretendere gli alti Prelati, gli uomini di chiesa e la società; non solo con esercizi spirituali, che potrà e dovrà eseguire da dietro le grate di una cella, ma con la pena che si applica in questi casi. Dovrà pagare, perché reo di una colpa inaccettabile, che ha commesso e che nessuno, se non Dio e Cristo, nella loro immensa bontà, sarebbero in grado di perdonare. (iCdL - Luisa Colombo)

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